Richard e Daniel Susskind – The Future of the Profession: How Technology will transform the work of human experts
Ogni lunedì un libro per iniziare la settimana e questo lunedì vi consiglio un libro non recentissimo ma abbastanza recente, per i miei standard, e di cui si è già parlato, almeno su LinkedIn. Mi sembrava ingiusto che non figurasse in questa piccola biblioteca del progettista digitale. Richard & Daniel Susskind – The Future of […]
Ogni lunedì un libro per iniziare la settimana e questo lunedì vi consiglio un libro non recentissimo ma abbastanza recente, per i miei standard, e di cui si è già parlato, almeno su LinkedIn. Mi sembrava ingiusto che non figurasse in questa piccola biblioteca del progettista digitale.
Richard & Daniel Susskind – The Future of the Profession: How Technology will transform the work of human experts. Oxford University Press.

Una delle difficoltà che più spesso incontro nel mio lavoro di trasformazione digitale con progettisti e imprese, è l’apparente impermeabilità a un concetto che a me appare invece evidente: le trasformazioni tecnologiche che stiamo vivendo non sono trasformazioni che si fermano al livello strumentale, ma la presenza stessa di nuovi strumenti di lavoro deve necessariamente spingere ad una riprogettazione dell’approccio al lavoro stesso. Non si tratta di una peculiarità degli strumenti digitali, ma la rivoluzione digitale è quella che stiamo vivendo. Quella che ci tocca affrontare. Sono certa che anche gli architetti egiziani avrebbero fatto un po’ di fatica ad accettare il compasso, con tutte le sue ghiere e i suoi ingranaggi: un pezzo di spago legato ad un picchetto è più semplice, più controllabile, non mina i principi di autorialità e centralità del progetto.
Il libro non tratta nello specifico del settore delle costruzioni, ma abbraccia diverse professioni analizzando l’impatto del digitale su quelle che vengono definite professioni intellettuali. È suddiviso in tre sezioni: Change (cambiamento), Theory (teoria) e Implications (implicazioni).
Change
La sezione dedicata al cambiamento si compone a sua volta di tre sezioni: The Grand Bargain, la grande contrattazione, in cui si entra in profondità circa la natura stessa di quelle che oggi chiamiamo professioni, il motivo antropologico e sociale che porta alla loro nascita e alla differenziazione delle competenze, per arrivare naturalmente ad una domanda che non può essere evitata, ovvero a chiedersi se lo schema abbia ancora senso rispetto alle mutate condizioni sociali e tecnologiche; From the Vanguard, dall’avanguardia, analizza alcune professioni nello specifico, le prime a differenziarsi storicamente dalle altre, ed ecco che tra medici e insegnanti, giuristi e intrattenimento, figura anche l’architettura; Patterns Across the Professions, schemi trasversali alle professioni, analizza alcune caratteristiche ricorrenti nell’emergere di nuove tendenze a seguito della trasformazione digitale.
Particolarmente interessante è ciò che viene rilevato, in questa sezione, riguardo all’architettura, presentata come una professione che ancora non sembra essere troppo distante da quel “passatempo per il gentiluomo” che era diventata nel XIX secolo. Uno studente in Gran Bretagna impiega circa nove anni, per abilitarsi alla professione, accumulando un debito di circa 100.000 £. È il doppio del debito accumulato da un laureando in legge, superiore anche al debito contratto da un laureando in medicina. E giustamente i Susskind si domandano se questa cifra sia proporzionata alle competenze fornite dal percorso, alla reale necessità della figura. Negli Stati Uniti, le abitazioni la cui progettazione coinvolge effettivamente un architetto costituiscono il 5% del totale che viene effettivamente costruito.
Si tratta in generale di un libro che consiglio, per continuare a porsi le consuete domande circa il modo in cui la tecnologia influenza la professione, ma anche come guida per iniziare a porsi alcune domande inedite, che riguardano il ruolo di alcune professioni in questo nostro mondo che cambia.

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