BIM per l’Interior Design

Ma si può fare interior design in BIM? Se avessi un soldino per ogni volta che mi hanno fatto questa domanda, potrei smettere di lavorare. E la verità è che qualche soldino, negli anni, sono anche riuscita a farlo rispondendo a questa domanda. Dal mio punto di vista, cresiuta proprio nel mondo dell’interior design, è sempre stata […]

Ma si può fare interior design in BIM?

Se avessi un soldino per ogni volta che mi hanno fatto questa domanda, potrei smettere di lavorare. E la verità è che qualche soldino, negli anni, sono anche riuscita a farlo rispondendo a questa domanda. Dal mio punto di vista, cresiuta proprio nel mondo dell’interior design, è sempre stata una domanda strana, un falso problema.
Perché un sistema di gestione integrata dei processi relativi all’edificio dovrebbe fermarsi all’esterno?
Quali sono i motivi che spaventano così tanto, e sono fondati?
È davvero conveniente spingersi all’interno di processi di progettazione sartoriali e iper-dettagliati come quelli di alcuni tipi di progettazione d’interni?

Proverò a fare un break-down del problema.

Dataset Island SD 1 Define modularity again (2)


 

1. Il valore (aggiunto)

L’impatto della progettazione d’interni è enorme, non solo in termini di qualità dello spazio e funzionalità di un progetto, ma anche in termini di costi. E il coordinamento, anche solo tridimensionale, in presenza di certe caratteristiche progettuali diventa quasi un obbligo morale da parte del progettista.

Faccio un esempio, che mi è già capitato di fare durante la conferenza di Singapore del 2017.

Prendiamo un albergo, tipologia con cui – come sapete – ho una certa familiarità. Prendiamo un rubinetto come questo.

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Questo rubinetto, nel 2017, costava 470,00 €​. Mi pare di capire che sia aumentato. Non è comunque il più costoso della serie: ce ne sono di decisamente più costosi.

Prendiamo un albergo come il Marina Bay Sands di Singapore, in cui ho avuto modo di fare questo stesso discorso. L’albergo ha 2.561 camere.
Ipotizziamo che ci sia un solo rubinetto per camera (cosa che naturalmente è falsa: ci saranno almeno un paio di gruppi lavabo, doccia e vasca).
Il solo acquisti dei soli rubinetti per il solo lavabo ammonta a 1.203.670 €​, più o meno il prezzo di un appartamento a Manhattan.

Potete decidere se vivere qui o lavarvi le mani.
Potete decidere se vivere qui o lavarvi le mani.

Ora, ci sono diversi modi di sbagliare un rubinetto, in fase di progettazione. Lasciamo un momento da parte problemi legati alla prestazione (accessorio inadeguato alla pressione dell’acqua, ad esempio) o alla sicurezza (in un albergo deve esserci un controllo di temperatura massima che è ben diverso da quello domestico) e concentriamoci solamente su ciò che può andare storto anche solo dal punto di vista geometrico.

Problema tipico numero 1: in pianta sembra che vada tutto bene, ma il rubinetto viene montato troppo basso o troppo alto rispetto al suo lavandino.
Problema tipico numero 1: in pianta sembra che vada tutto bene, ma il rubinetto viene montato troppo basso o troppo alto rispetto al suo lavandino.

Problema tipico numero 1: in pianta sembra che vada tutto bene, ma il rubinetto viene montato troppo basso o troppo alto rispetto al suo lavandino. Se il problema viene risolto, la cosa implica spaccare nuovamente il muro oppure sostituire rubinetto o lavabo. In entrambi i casi, si tratta di tempi e costi.
Se il problema non viene risolto, l’inefficienza si traduce in uno spreco d’acqua e in costi aggiuntivi di pulizia e manutenzione. Spesso ci si ritrova, anni dopo l’installazione, a dover sostituire pezzi limitrofi a causa della troppa acqua che li investe tutti i giorni. Con costi ancora più alti, un’interruzione del servizio e ulteriori danni.
Tutto per colpa di una sezione.

BIMinteriors02
Problema tipico numero 2: per evitare il problema numero 1, si curano molto i prospetti, ma il rubinetto è troppo corto.

Per evitare l’insorgere del problema numero 1, i progettisti sanno che un progetto di qualità maggiore si ottiene investendo parecchie risorse nell’accurato disegno dei prospetti interni. L’esperienza mi ha insegnato che anche questo può diventare un problema: ci sono informazioni che possono sembrare corrette in prospetto ma che purtroppo risultano comunque in un oggetto sbagliato.

Non è divertente, quando risulta in sei mesi di ritardo e milioni di danni.
Non è divertente, quando risulta in sei mesi di ritardo e milioni di danni.

2. Processi di coordinamento

I processi di coordinamento diventano quindi fondamentali, ma non solo quelli interni alla disciplina. L’interior design non è un processo di progettazione che prescinde dal resto.
Non si tratta, come spesso ritiene chi non pratica la disciplina, di scegliere qualche pezzo d’appoggio e due tessuti: l’interior designer non è un arredatore. Non si tratta nemmeno di definire le specifiche delle finiture superficiali senza alterarne le caratteristiche prestazionali: l’interior designer non è un decoratore.
A seconda dei gradi di libertà consentiti all’interno del progetto, il suo lavoro implica spesso una definizione completa degli spazi interni, innanzitutto dal punto di vista distributivo e funzionale, con tutte le pesanti implicazioni (impiantistiche, ad esempio) che questo comporta. Come tale, non può essere estraneo ai processi di coordinamento basati su modelli che caratterizzano un workflow BIM.

Si tratta inoltre di un lavoro che spesso viene portato avanti in parallelo alla progettazione delle altre discipline o in parallelo alla realizzazione dell’immobile e quindi si trova a dover fronteggiare varianti e imprevisti cui deve poter reagire con rapidità.

Qualcuno spieghi al nostro impiantista che non possiamo abbassare il controsoffitto più di così.
Qualcuno spieghi al nostro impiantista che non possiamo abbassare il controsoffitto più di così.

Come ho già avuto modo di esprimere più volte su queste pagine, l’inserimento di un consulente che lavori in modo tradizionale (ovvero bidimensionale e/o non informativo) non è sostenibile in un processo BIM. Avevano ben visto i britannici quando, nelle specifiche di cosa significhi lavorare in BIM che erano contenute all’interno della PAS 1192-2, tra le caratteristiche elencavano la necessità che tutte le parti al tavolo operassero con strumenti definibili di BIM authoring. È sufficiente un solo consulente inadeguato, per distruggere un processo collaborativo.
Nessuno vuole essere quel consulente.

Se questo non è ancora sufficiente, prendiamoci un istante per analizzare i processi di progettazione d’interni e ci renderemo conto che hanno una spiccata tendenza alla ridondanza del dato.

ridondanza
/ri·don·dàn·za/
sostantivo femminile
Nel linguaggio tecnico, la caratteristica di un impianto, di un’attrezzatura o di un sistema informatico in cui sono presenti più elementi (generalmente il doppio di quelli necessari) capaci di svolgere la stessa funzione, così da aumentarne l’affidabilità.

Nel caso di un processo tradizionale, in cui la ridondanza del dato non viene coordinata automaticamente, questo non si traduce in una maggiore affidabilità, bensì in un più ampio margine di errore.
Agli strumenti analogici utilizzati durante la fase di concept, si uniscono gli strumenti di modellazione utilizzati per la produzione di immagini fotorealistiche, il cui coordinamento con gli elaborati CAD già è punto di rottura nell’efficienza del processo. Aggiungiamo poi, in fase avanzata, i processi di calcolo illuminotecnico, la documentazione e la produzione di specifiche, la mappatura di schede tecniche e certificazioni.
Si tratta di un processo che, coordinato manualmente, può diventare molto doloroso.

Sempre lo stesso rubinetto:  questa è solo una piccola parte dei dati che è necessario coordinare.
Sempre lo stesso rubinetto: questa è solo una piccola parte dei dati che è necessario coordinare.

 

3. Acquisti, appalti e offerte

Sulla scia dei processi di coordinamento in fase di dettaglio, i processi d’appalto e di acquisto per gli interni di un edificio possono diventare macchine davvero pesanti da smuovere. Ci si ritrova spesso con ingenti quantità di materiali diversi da computare, ogni prodotto ha la sua dotazione di certificati, specifiche, schede tecniche, per arrivare poi a preventivi, ordini, bolle di consegna, certificati di posa e di installazione che rivaleggiano con quelli in ambito edile e impiantistico.

Un modello BIM naturalmente consente di estrarre i dati per snellire la produzione di quantità e la mappatura delle schede tecniche, o il loro controllo di coerenza con quanto documentato negli elaborati grafici, a condizione che il modello sia stato costruito correttamente. Ed è qui che insorge il problema principale, perché la produzione corretta di un modello d’interni richiede una certa dose di pensiero laterale.

Ok, ho modellato un 3d: è adesso?
Ok, ho modellato un 3d: e adesso?

 

BIM e Interior Design: qualche pillola

In attesa della partenza del nostro percorso di formazione verticale per fare BIM in Interior Design (kick-off il 9 marzo), offro qualche riferimento ai principali workflow che è necessario padroneggiare per rispondere in modo affermativo alla fatidica domanda “Ma si può fare interior design in BIM?”.

1. Collaborazione

Come sempre, il primo punto cruciale risiede nel processo di collaborazione. Portando un processo di interior design nel flusso BIM, questo si traduce in una serie di dinamiche che di solito ci si trova a gestire, anche se in natura minore, centralizate sull’architetto. Alcuni esempi, per aiutare a mettere a fuoco la natura del problema:

  • chi ha la responsabilità e la proprietà di componenti come i terminali impiantistici all’interno di un modello segregato in sotto-modelli secondo i principi del vecchio BIM livello 2? Alla necessità dell’impiantista di chiudere i propri sistemi, si unisce la richiesta di controllare aggiustamenti di posizione e specifiche non solo prestazionali da parte del progettista d’interni;
  • come si concilia il coordinamento di elementi per loro natura ospitati da altri elementi con la necessità, tecnologica e contrattuale, di segregare i modelli?
La relazione tra le parti diventa ancora più complessa. Costruiamo le dinamiche di un gruppo di lavoro con una sessione di LEGO Serious Play.
La relazione tra le parti diventa ancora più complessa. Costruiamo le dinamiche di un gruppo di lavoro con una sessione di LEGO Serious Play.

 

2. Produzione dei componenti

Se pensiamo che la parte più complicata risieda nella modellazione, quindi, dobbiamo allargare i nostri orizzonti. Certamente i componenti d’interni possono essere complessi, dal punto di vista geometrico, ma l’oggetto è molto più di una forma che deve assolvere alle esigenze grafiche di usi del modello rappresentativi. Il componente è uno dei mattoni che vanno a costituire il modello informativo, deve essere efficiente e non può essere troppo pesante rispetto al resto dei sistemi, ma ogni componente in un progetto d’interni spesso si configura come un database a sé stante, un set di dati che lo descrive e deve essere in grado di comunicarlo a tutte le parti in causa. Questo ci costringe necessariamente a ragionare sull’integrazione tra BIM e PLM (Product Lifecycle Modelling) da cui in un certo senso discendiamo.

Il problema diventa particolarmente pressante quando ci si trova a relazionarsi con oggetti che in sé racchiudono interi sistemi. Avete mai fatto un abaco delle porte? Sapete di cosa sto parlando.

Serramento_sistema

 

Tra le persone che più si sono interessate all’argomento negli ultimi anni, segnalo i contributi di Oleg Shilovitsky sul sul blog Beyond PLM e in particolare:

Questa è la "ruota" che Autodesk propone per il funzionamento di Fusion. Non so se ha un aspetto familiare.
Questa è la “ruota” che Autodesk propone per il funzionamento di Fusion. Non so se ha un aspetto familiare.

Negli anni ho maturato la convinzione che per alcune tipologie di componenti sia inevitabile integrare quanto viene progettato in software di PLM con quanto viene inserito nei modelli informativi dell’edificio. Il livello di granularità del componente (quanto è scomposto in sotto-componenti) è solo un problema secondario nell’aggregazione dei dati: è utile poter estrarre in un colpo solo tutta la ferramenta relativa alla carpenteria di un ambiente complesso? In alcune circostanze sì. E la risposta è strettamente legata alla struttura che si è decisa per l’appalto e l’affidamento dei lavori. Un elemento di complessità nella realizzazione di progetti d’interni in BIM è che la Work Breakdown Structure è trasversale e anti-intuitiva rispetto a ciò che siamo abituati a considerare normale nei processi di costruzione.

In questo possiamo solo trarre vantaggio da uno studio di quanto viene fatto per l’ottimizzazione di modelli per sistemi prefabbricati o costruzioni a secco. Date un’occhiata a Project Frog (qui il caso studio sviluppato da Autodesk).

ProjectFrog

Un altro problema su cui spesso ci si concentra nel modo sbagliato, in relazione ai componenti di un modello BIM per l’interior design, è la necessità di produrre componenti parametrici. Da un lato, si può arrivare a sostenere che la parametricità dei componenti sia una caratteristica fondamentale dei processi BIM e quindi ci si spinge ad esercizi di stile che rivaleggiano con le mucche di Marcello Sgambelluri. Dall’altro, si risolve il problema modellando, spesso con tecniche non ortodosse, componenti tridimensionalmente appaganti ma non flessibili.

Come sempre, il problema è più complesso di così.
La parametricità dell’oggetto deve riflettere il modo in cui funzionano la maggior parte delle linee di produzione e, in una certa misura, le possibilità effettive di personalizzazione dell’oggetto sia in termini tecnici che in termini di budget o di licenza d’uso.

Urquiola_Crinoline
Credo che Patricia Urquiola non sarebbe troppo contenta di vedere distorta questa poltrona.

In questo senso, bisogna distinguere tra:

  • pezzi effettivamente parametrici (ad esempio perché prodotti con macchine a controllo numerico o completamente personalizzabili almeno in una dimensione);
  • pezzi per le quali è possibile richiedere una personalizzazione (che normalmente però si muove all’interno di alcuni specifici gradi di libertà e ha un costo);
  • pezzi che non devono poter essere alterati, per vari motivi.

In questo caso, le strategie di impostazione dei componenti devono essere di supporto al controllo di tempi e costi per il progetto: un componente troppo flessibile, messo nelle mani di un progettista troppo entusiasta, può essere dannoso tanto quanto un componente troppo statico nel momento del bisogno.

Ho una buona notizia e una cattiva notizia...
Ho una buona notizia e una cattiva notizia…

 

3. Processi di calcolo, analisi e simulazione

La progettazione d’interni non è immune alla necessità di integrare i modelli di authoring con i modelli di calcolo. Tutti i problemi che vengono affrontati dalle discipline impiantistiche e strutturali si ritrovano anche nella progettazione d’interni, a partire da calcoli come quello illuminotecnico. L’integrazione con modelli di calcolo, anche in questo caso, richiede flussi d’interoperabilità che spesso passano per il formato IFC, con tutto ciò che questo comporta.

fonte: https://lightinganalysts.com/
fonte: https://lightinganalysts.com/

La progettazione d’interni ha però un altro problema, nei processi di analisi e calcolo, ovvero la necessità di relazionarsi con un agente fisico che non può essere integrato nei tradizionali modelli informativi, ma il cui ruolo è fondamentale: l’essere umano con il suo set di esperienze e di comportamenti. In questo ambito, entra necessariamente in gioco la programmazione ad agenti e la necessità di spostare le simulazioni su piattaforme dedicate o su game engine. Ne ho ampiamente parlato in relazione alle smart cities, durante precedenti percorsi di studio. In questa sede, anziché parlarvi nuovamente di dinamica dei sistemi, mi limito a proporvi lo schema concettuale sviluppato dal Dr Guillaume Lamé in relazione all’uso di modelli di simulazione per un miglioramento del sistema sanitario.

Fonte: Università di Cambridge
Fonte: Università di Cambridge

 

Il CLEX di BIM per l’interior design è in partenza a Milano il 9 marzo.

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